Diario del 8° Giorno Tappa Harran-Kabelvåg

10 Luglio 2002,

(tanti auguri ad Alessandra)

 

Ha piovuto solo un po'. Quando ci alziamo tende e terreno sono completamente asciutte.

Ci prepariamo lentamente, decisi a fare colazione col latte che abbiamo comprato ieri sera. Ci sembra piuttosto denso, così Pierluigi viene eletto all'unanimità assaggiatore ufficiale... sopravvive al test: semplicemente non è latte, ma yogurt. Felici e soddisfatti ce ne versiamo una buona dose.

Pierluigi viene destituito dal suo incarico, dato che lo yogurt, comunque, è andato. La direzione del viaggio si riserva la possibilità, in futuro, di nominarlo assaggiatore e destituirlo a piacimento.

Si impone una sosta a scopo alimentare. Mosjøen fa al caso nostro. Il paese è piccolo (grande invece è la zona industriale che viene subito dopo), ma vivace. Si raccoglie intorno ad una piccola isola pedonale, con mercatino (gestito da thailandesi), negozi e caffetterie con tavolini all'aperto, un parco giochi per i bambini e panchine. Un microcosmo.

Adocchiamo finalmente una panetteria, dove ci fermiamo per fare colazione con idolci locali (davvero buoni). Gianfranco, colto da allucinazioni da denutrizione, preferisce passare alla fase 2 (due sfilatini lunghi come un braccio). Deliziosi.

Il sole oggi è sempre più gradevole, comincia a fare caldo. Il clima poi, allontanandosi dalla costa, si fa davvero più stabile. Ormai sappiamo che un po' d'acqua ogni giorno è inevitabile, ma non è sempre un problema. 

Dovremo tenere conto in futuro di questo genere di risorse, dato che mangiare lungo gli autogrill non è poi così economico come alcuni dicono. Il difficile è trovare questi negozietti nei villaggi (anche se hanno tutti una struttura simile, con la zona delle attività chiaramente distinta da quella residenziale). Da Mosjøen facciamo un'unica lunga tirata, oltrepassando Korgen e Mo i Rana (che in realtà si chiama solo "Mo", Rana è il fiume che la bagna). Le esigenze di giornata ci inducono a tirare dritto fino al circolo polare artico.

Facciamo la sosta di rito, anche se non c'è un granché da vedere: due o tre monumenti allineati lungo il circolo, uno subito al disotto (dedicato ai 400 caduti jugoslavi della seconda guerra) e un grosso centro con negozio di souvenir (cominciamo a confrontare i prezzi, dato che sono tutti molto simili) e un ufficio postale che emette annulli speciali.

Il piazzale antistante è pieno di camper e pullman. Incredibile il numero di tedeschi: o è l'inizio di una nuova invasione, o siamo finiti sul lago di Garda.

L'altopiano sassoso che circonda per chilometri il centro non è affatto brutto come si sente raccontare. È solo un ambiente vuoto, un po' surreale; siamo noi che non siamo abituati a spazi di questa vastità, che ci possono mettere a disagio.

Sul percorso cominciano a ricomparire le betulle, sempre più fitte, poi le conifere. Ci fermiamo a Fauske per una sosta carburante+spesa, ed inizia a piovere. Lungo i chilometri successivi ne viene giù a secchi, fra le imprecazioni di Gianfranco e la filosofia di Alexis (tutta quella che cade ora non cade dopo, e ora siamo in macchina). Smette di piovere 20 chilometri prima di Ulsvåg, e Pippo ne approfitta per togliere il volante dalle mani del fratello (del resto fra poco c'è un traghetto...).

Fortunatamente arriviamo al traghetto di Skutvik (386 corone) con anticipo folle. L'ultima corsa di giornata infatti è a mezzanotte e non alle 23 (come sapevamo noi), mentre la lista d'imbarco per il precedente (21.30) è già completa.

Ci mettiamo in coda per il successivo e cominciamo a far sparire i 22 panini della cena, con un gabbiano urlante che ci sorvola in larghi cerchi come un avvoltoio e due ragazzette in macchina che ci girano intorno in cerchi altrettanto larghi, come iene fameliche. L'uno e le altre muovono in senso orario: pura coincidenza?

Alle 21.15 comincia a pioviccicare, e risaliamo in macchina. Dell'avvoltoio niente più notizie. Le graziose iene invece ci perdono di vista (la nostra targa è norvegese, loro ne cercano una straniera). Decidono di attenderci al varco e si piazzano sulla rampa del traghetto.

Al momento dell'imbarco sembra che avanzi spazio, così veniamo fatti salire anche noi, che eravamo fra le prime macchine in coda, e sfiliamo di fronte alle ienette salutandole malinconicamente. Si son fatte le 22.00.

Lo spettacolo dal ponte superiore è magnifico. Non piove più, il mare è calmo (solo il vento teso è fastidioso). Verso ovest le isole Lofoten (la Sardegna della Norvegia), brillano alla luce del sole che compare al di sotto delle nuvole. Passiamo dal ponte coperto a quello superiore diverse volte, tentando inutilmente di farci rivolgere la parola da un ragazzo torinese, che però rimane sulle sue. Era andata così anche stamattina con un motociclista milanese incontrato ad un benzinaio (?, dobbiamo avere un brutto aspetto...).

Dopo uno scalo brevissimo al villaggio di Skroda, sbarchiamo finalmente a Svolvær. Dirigiamo immediatamente verso sud, dato che a Kabelvåg c'è un altro campeggio con collegamento a internet. Speriamo di essere più fortunati dell'altro giorno.

Entriamo in camping all'una, e nessuno fa una piega. L'aria è ben diversa da quella dei campeggi fin troppo silenziosi che abbiamo incontrato finora. Troviamo spazio vicino al mare e ci accampiamo.

 

Sono on-line anche le immagini di oggi:

Colazione a Mosjøen

lungo la strada

al Circolo polare: foto 1   foto 2   foto 3   foto 4

il Dunderlansdal

col sole ... e con la pioggia

in vista delle Lofoten

in Traghetto: foto 1   foto 2   foto 3   foto 4   foto 5

 

 

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