Diario del 17° Giorno Tappa Fauske-Mosjøen

19 Luglio 2002,

Un bel risveglio, al sole. Unico appunto è per l'umidità del campeggio, ma niente di drammatico. Siamo anche abbastanza riposati, nonostante gli straordinari degli ultimi giorni.

La giornata sarà dedicata alle escursioni, anche se abbiamo già modificato il programma stabilito due giorni fa. Da Fauske (ovviamente in ritardo sull'orario prestabilito), ci concediamo immediatamente una divagazione in direzione della Svezia, oltrepassando il centro di Sulitjelma, che ci risulta essere dominato a nord e ad est da due bei ghiacciai. Lungo la strada esplode un'accesa discussione su temi sociali (tutto sommato non siamo privi di argomenti). L'escursione, dobbiamo dire, non meritava la perdita di tempo (un'ora e mezza fra andata e ritorno). I ghiacciai ci sono, ma sono lontani e ridottissimi per il disgelo avanzato. Questo posto in inverno dev'essere tutta un'altra cosa. Ridiscesi a Fauske facciamo colazione alla solita maniera e ci togliamo subito il pensiero della spesa (per la cena).

La marcia procede spedita, perché abbiamo altre cose da vedere, e non sappiamo se ci sono dei limiti di orario. L'unica tappa significativa è il secondo passaggio per il circolo polare, dove una statuaria commessa (che parla un italiano fluente) ci aiuta negli ultimi acquisti. Pochi chilometri prima di giungere a Mo i Rana (all'altezza dell'aeroporto) una deviazione a sinistra ci conduce su una strada sterrata di una ventina di chilometri, fino al lago Svartisvatn.

Si tratta di un laghetto glaciale da attraversare in battello (80 corone a testa a/r). Giunti all'altra estremità un sentiero piuttosto agevole conduce in tre chilometri ad una delle lingue del ghiacciaio Svartisen. Lungo la strada ci fermiamo a fotografare una cascata tumultuosa, poi andiamo avanti su un terreno di rocce stratificate a gradoni, fino al laghetto superiore e al ghiacciaio che vi crolla dentro.

Lo spettacolo è magnifico, con i blocchi di ghiaccio che di schianto si frantumano e cadono in acqua, con le forme ed i colori brillanti del ghiacciaio. Sarebbe bello fiancheggiare la lingua ghiacciata fino al pianoro sovrastante, per poter mettere piede sulla distesa in un punto sicuro, ma il tempo è poco e la salita sarebbe troppo lunga. Indugiamo quanto basta per perdere il primo battello disponibile (dopodiché bisogna aspettare un paio d'ore). All'attracco poche persone aspettano con noi: Un signore solo con cappello e occhiali da sole (tipo Indiana Jones, ma caduto in disgrazia), poi una serie di coppie: una con due ragazzine al seguito, una di palestrati austriaci (lui sembra Schwartzenegger bonsai, lei con un calcio potrebbe uccidere batman).

Nell'attesa Pippo e Gianfranco non perdono l'occasione per fare un pediluvio (e fingono che la sensazione sia gradevolissima), Pierluigi continua a scrivere SMS (come farà poi, dato che non c'è segnale).

Parentesi telefonica: Gli operatori telefonici qui sono due: Telenor e Net Com. Dei due quello che offre copertura migliore è Net Com (ma noi riusciamo solo a ricevere messaggi). Telenor invece (tariffa leggermente vantaggiosa) funziona regolarmente.

Ci imbarchiamo sulla barchetta di ritorno, vagamente in apprensione, perché il conducente (pilota sarebbe eccessivo) lascia la barra e guarda con un binocolo verso le pareti verdi (in cerca di cosa, poi, è un mistero ancora insoluto).

Appena approdati, ci precipitiamo alla macchina, per non rimanere intruppati dietro agli altri turisti: lungo la strada di ritorno, c'è infatti da visitare una grotta, e l'ultima visita parte alle 19. Dopo un accenno di rally ci fermiamo (in perfetto orario, stavolta) alla biglietteria della Grønligrotten, in apparenza gestita da due sorelle adolescenti: una al bancone del bar, l'altra con tuta blu e torcia, a far da guida. Paghiamo anche qui (sempre 80 corone a crapa) ed iniziamo il giro.

La grotta di per sé non ha la bellezza né la ricchezza di tante altre altre che ci è capitato di visitare. Quello che ci piace (e che ci sorprende) è entrare in un luogo che in Italia non avrebbe mai avuto una licenza, senza protezioni lungo un percorso viscido e angusto (niente di allucinante, ma pur sempre pericoloso), con tratti di tunnel da condividere con l'acqua (c'è anche una vera cascata sotterranea) e tratti in pendenza verso pozzi neri.

La guida non è proprio felice di essere lì con noi, forse quando siamo arrivati pregustava già una doccia e un uscita col ragazzotto che aspetta fuori del baretto seduto sulla moto. Esordisce dicendo che la visita dura 40 minuti, poi imbocca rapidissima i tunnel recitando in inglese la sua parte, e sparendo nel buio con la torcia come se non si rendesse conto che i nostri occhi non sono più abituati al buio da settimane.

La discesa sottoterra è ripartita fra: 1) momenti in cui si rischia di sbattere la testa al soffitto, 2) momenti in cui si rischia di finire col sedere per terra e le gambe per aria. Tutto molto bello (e rinfrescante, dato l'ambiente). Ad un certo punto la guida (a Nettuno direbbero la "scardusa", ma non chiedetemi una traduzione esatta del termine) ci indica un cunicolo, dicendo di seguire la luce (è un'uscita secondaria), dopodiché sparisce, per ricomparire poi lontana in alto, senza neanche salutarci. Simpatica come un gabbiano.

Stavolta ripartiamo rilassati, senza fretta. L'idea era di fermarsi a Mo i Rana, ma i nostri potenti mezzi informatici non ci danno campeggi referenziati, possiamo proseguire fino a Korgen. Arrivati fin qui diamo un'occhiata ai camping, ma ci sembra che ci sia poca ombra, per cui facciamo un'ultima tirata fino a Mosjøen, così domani mattina potremo fare colazione alla solita panetteria (cfr. diario 8).

Fra Korgen e Mosjøen c'è un valico molto ripido, e presto ci troviamo accodati ad un tir che sbuffa sui tornanti, perdendo sempre più velocità. Ad un certo punto si sale a 12 Km/h, e alle nostre spalle si forma una bella coda. Sembra di stare dietro alla Safety-car della Formula 1, così Ale (alla guida della rossa, non lo dimentichiamo!) si comporta di conseguenza, iniziando a zigzagare sulla strada (per tenere le gomme in temperatura, dice lui). Nel giro di qualche secondo tutta la fila inizia a fare altrettanto, trasformando minuti di noia in un gioco collettivo fra sconosciuti. Ci facciamo risate a crepapelle nel vedere negli specchietti il serpentone che danza sulla strada. Forse se ne accorge anche l'incolpevole camionista, infatti (dopo un quarto d'ora di gioco) la safety-car si fa da parte e il gran premio ricomincia. Gli ultimi chilometri sono una passeggiata, ed arriviamo al camping di ottimo umore.

Il campeggio è grande e particolare, all'interno c'è una piscina con idroscivoli, un bowling, un ristorante cinese e addirittura una pista di go-kart. Noi non approfittiamo di niente (se non, come al solito, della corrente elettrica), ceniamo (intorno alle 22.30-23) ed usciamo in paese. Pare che il divertimento del venerdì sera, da queste parti, sia girare per campi con lo stereo a palla su macchine con assetto corsaiolo. Niente di male, ma le strade sono quattro, e così incontriamo dieci volte le stesse 4 macchine nel giro di dieci minuti.

La Norvegia è apparentemente abitata da due società diverse, ognuna delle quali probabilmente ignora l'esistenza dell'altra: di giorno si vedono graziosi centri animati (pur nella lentezza dei ritmi vacanzieri), ma la sera emerge l'altra tribù: quegli stessi centri si svuotano di tutto, se non di questi pochi ragazzi che si aggirano per la strada come i "sopravvissuti" di una vecchia serie TV, senza sapere dove andare a sbattere la testa.

A ben cercare un paio di locali ci sono: uno più raffinato (ove probabilmente nidificano i pochi individui della società A che mettono il naso fuori di casa dopo le 20), uno più underground (per i membri della società B). L'unità nazionale si celebra all'uscita dai rispettivi locali, quando le due etnie convergono come lupi intorno alla bancarella di due algerini che vendono alcolici (di cui dopo le 18 è consentita solo la consumazione sul posto di vendita) e panini col Kebab. Poi, finalmente riuniti sotto l'insegna del paninetto, tutti ricominciano i caroselli per le campagne, come per una vittoria al mondiale.

Partecipiamo da spettatori a questo rito, per poi rientrare in campeggio e fare una bella doccia calda (lunga mezz'ora, tanto qui è gratis).

 

 

Galleria di immagini:

Verso la Svezia

in battello: foto 1   foto 2

Holiday on ice: foto 1   foto 2   foto 3   foto 4   foto 5   foto 6   foto 7   foto 8

Sms Man

Viaggio al centro della Terra: foto 1   foto 2

 

 

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