Diario del 7° Giorno Tappa Åndalsnes-Harran

09 Luglio 2002,

(Tanti auguri a Ilaria, con la speranza di ritrovarla ristabilita presto, salutatecela)

La giornata si presenta bene, non piove, le tende sono asciutte, fa caldo.

Pensiamo sia meglio cambiare itinerario: non più la lunga strada costiera fino a Sunndalsøra, ma quella interna attraverso Dømbas, fino ad Oppdal.

Per prima cosa entriamo in paese alla ricerca di un internet-point (ci sarebbe pure, ma è chiuso). Dopo una puntatina in banca, cerchiamo di fare colazione in un caffè (è chiuso). Ma cosa cavolo fanno questi tutto il santo giorno? Aprono alle 10, chiudono alle 18 (se non alle 16.30), non mangiano, non escono in giro... Domande da rigirare ad un etologo.

Guida Gianfranco e prende la strada verso Dombås.

Prima sosta è per la parete del Trollveggen: altissima, verticale. Impossibile da fotografare, senza macchina adeguata e difficile anche da descrivere. È la meta preferita degli alpinisti locali.

Ci fermiamo ancora per qualche minuto alla Slettafossen: una delle innumerevoli cascate, di cui abbiamo modo di apprezare la tumultuosa potenza. Si alzano spruzzi di acqua nebulizzata, come il respiro del fiume.

Dopo un centinaio di chilometri una voce dal silenzio:

"Qualcuno ha visto il mio marsupio?". Ale ne combina un paio a settimana, quindi avendo deciso di andare a Capo Nord senza giacca a vento, perché portarsi dietro un inutile K-way? Soldi  e documenti sono salvi, si piange invece la dolorosa perdita degli occhiali da sole (sarà contento lo Spalletti). Tentiamo di telefonare al campeggio, forse l'unico punto in cui può essersi consumata la tragedia. Surreale la telefonata in idioma Anglo-enotrio-norreno.

Niente da fare, ritenteremo magari con una e-mail.

Ale  decide di rilassarsi guidando, e arriviamo fino ad Oppdal.

Qui, tre chilometri a ovest della strada, è visitabile la più grande necropoli vichinga di tutta la Scandinavia, ricca di 750 tumuli risalenti per lo più ai secc. VII-X. In pratica però solamente gli specialisti possono apprezzare un luogo simile, che ad occhi inesperti (come i nostri) sembra solo un prato bitorzoluto.

Nel frattempo, visto il traffico e pensando al tappone di domani, decidiamo di avvantaggiarci un po' di strada, tanto è evidente che si trova da dormire ovunque con facilità e che si può entrare in campeggio fino a tarda sera.

A dispetto di quanto si dice la zona Trondheim non è poi così bella, almeno vista dalla strada. La valle si apre in una distesa smisurata, densa di centri abitati (poco caratteristici e poco funzionali). Decidiamo di bypassare la città, avendo poi modo di visitarla con calma sulla via del ritorno. Passiamo nelle vicinanze del duomo, che sembra essere veramente interessante. Per la prima volta abbiamo pagato (25 corone) l'accesso alla città (ed è l'unica in cui non abbiamo neanche messo piede a terra); il fatto strano è che anche allontanandosi si incontrino ancora altri due caselli a pedaggio (per cosa? 15+10 corone). Fastidioso, sanno che in quel punto della Norvegia non esiste una strada alternativa, quindi o paghi o non passi.

Non c'è molto da vedere, ci fermiamo solo per una sosta ad Holem, lungo lo Snåsavatnet, per sgranchirci le gambe. Pensiamo che arrivare a Grong sia un bel vantaggio in previsione di domani, poi continuiamo ancora qualche chilometro, andando a piantare le tende ad Harran. Oggi abbiamo percorso 535 chilometri, ma non siamo troppo stanchi.

Ceniamo con una dose massiccia di panini sotto lo sguardo incuriosito di una coppia di olandesi, che non riesce a capire quanti ne possiamo ingurgitare. Dopo la doccia ce ne andiamo a nanna sotto un pallido sole. Ha ripreso a piovere.

 

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Trollveggen

Slettafossen: foto 1   foto 2

La necropoli di Oppdal

il lago Snåsavatnet: foto 1   foto 2

 

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